Droga
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«Droga e delinquenza partono dal degrado del tessuto sociale e delle istituzioni»

Il contributo del dott. Saverio Costantino, psicologo

«Droga e atti delinquenziali partono da un degrado del tessuto sociale ivi comprese le Istituzioni. La perversa dinamica di sorprenderci dell' "ovvio"..». Una lettura psicologica Saverio Costantino, psicologo-psicoterapeuta e psicologo della riabilitazione psichiatrica

L'allarme non sarà originale, ma i disturbi mentali sono in aumento, maggiormente quelli di tipo depressivo e ansioso. L'incremento, destinato a superare anche le malattie cardiovascolari che ne detengono il primato, si registra soprattutto tra i giovani e gli anziani…età queste in cui possono esserci importanti cambiamenti di vita, non sempre supportati da valide figure emotive.

Proviamo a farci qualche domanda...potranno mai questi giovani non adeguatamente e tempestivamente aiutati e trattati avere la possibilità di vivere una vita soddisfacente da adulti? E potremo mai essere capaci di sottrarli all'uso sempre più precoce di sostanze stupefacenti, per sopperire a dolorose mancanze affettive?

L'allarme è serio e merita di essere gestito con serietà…provo anche a dire che la sfida è bella se nessuno si tirasse indietro. Ormai tutto per far notizia deve essere violento, aggressivo, urlato e se una notizia non ha morti o arresti neanche vale la pena leggere interamente il titolo, figuriamoci l'articolo intero.

La comunicazione ai tempi dei social deve essere breve e attraente, i messaggi devono fare eco immediatamente e ovviamente devono essere sensazionali. Il modo di fare politica ne è un esempio...si parla con le vignette e i meme, l'informazione sembra la settimana enigmistica non più il quotidiano o un sano settimanale, magari anche di parte, ma capace di aiutarci a formarci una idea critica…propria…anche di contrapposizione, ma almeno fatta di contenuti e non di sensazioni. Ormai cognitivamente non elaboriamo più bene, forse non siamo più capaci di comprendere bene il significato di un testo, non memorizziamo più le cose o magari siamo anche lacunosi nell'attenzione.

Questo il vero bollettino di guerra al quale bisogna richiamarsi per non entrare nel paradosso. Entriamo nel concreto come faccio io, rischiando di attirare poi le critiche di chi ci si riconosce in quello che dico o ha paura di farlo; analizziamo una notizia in cui vengono arrestati degli insospettabili spacciatori di droga...mi chiedo se a questi insospettabili spacciatori per caso non corrispondano altrettanti insospettabili consumatori delle stesse droghe. In quale scenario socio culturale si colloca questo falso perbenismo che ci scandalizza, magari in una città dove la cultura si riduce ad un fragoroso evento musicale, dove non esiste un valido tessuto associazionistico e si discute di temi, dove tutto ciò è sostituito da folle transumanti da un bar all'altro, da un cocktail all'altro, dalla consumazione di una relazione all'altra, non ricordando magari il giorno neanche il nome della persona con cui si è stati. Fin dall'antica Grecia si festeggiava e si offrivano eventi al popolo per distrarlo dalla realtà, per ottenere consensi...facili soldi e sballo.. tutto veniva e viene promesso, si, ma con quali risorse? Forse quelle che sottraiamo alla cultura, alla cura degli spazi urbani che ormai per il degrado sembrano tutte periferie?

Già...un giardino forse restituisce il piacere di vivere e di abitare un luogo, restituisce il piacere di incontrare un amico in un luogo all'aperto e non solo in un bar, di abituarsi al bello anche alla luce del sole non solo di notte...già, ma non dà consenso ed è impegnativo, perché bisognerebbe prendersene cura, come si fa con tutte le cose che contano. Allora perché ci meravigliamo della cronaca che altro non è che il conseguente epilogo di una degenerazione psicologica, se nei nostri comportamenti legati alla famiglia, alla scuola e alle varie altre interpretazioni siamo cosi inquinati, generando quello di cui ci scandalizziamo o meglio facciamo finta di farlo.

Machiavellicamente abbiamo i rappresentanti della politica e delle Istituzioni che votiamo e ci meritiamo, insomma il tema non è che politica abbiamo ma che popolo siamo diventati. Ci tengo a dire in maniera dissacrante, che la cultura non si fa nei salotti elitari, dove le solite mummie si alternano, copiose presentazioni di libri che si scrivono ma non si leggono, dove l'appagamento narcisistico non lascia traiettorie di cambiamento. La vera cultura oggi è la sensibilità all'ambiente, attraverso i cambiamenti di comportamenti, che ci stanno portando alla morte anziché alla vita che ormai non rispettiamo più. Un meccanismo autodistruttivo da non affidare solo alla psicoterapia e agli psicologi ma davvero a tutti, prima che inquinamento ambientale, mentale emotivo e lo stress di vario tipo ci uccidano o peggio ancora ci lascino soli.
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