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A Spinazzola mascherine dal Governo alle scuole «non idonee, senza referenti a cui rivolgersi»

Il caso dell'Istituto Comprensivo "Mazzini-De Cesare-Fermi"

Sono diverse le mamme degli studenti di Spinazzola che segnalano la distribuzione ai propri figli di dispositivi di protezione, assegnati alle scuole dal Governo, non idonei all'utilizzo.

Le motivazioni sono svariate: troppo grandi per i più piccoli o, al contrario troppo piccole per i più grandi anche per i docenti e il personale scolastico; senza ferretto sul naso o senza pieghe a fisarmonica per una maggiore ergonomicità; con elastici troppo lunghi che cedono o troppo stretti, da legare attorno alla testa e non alle orecchie, che scivolano per chi ha i capelli lunghi o non sono compatibili con l'uso degli occhiali da vista; di materiale Tnt non ben identificato, dall'aspetto di lenzuolini o cartoncini (in base alla partita di consegna). La lista è lunga.

Così ci siamo fatti spiegare cosa sta accadendo rivolgendoci direttamente a scuola, all'Istituto Comprensivo "Mazzini-De Cesare-Fermi" dove il signor Giuseppe Tarantini, assistente amministrativo, ci ha accompagnati in un tour nella quotidianità scolastica in tempo di Covid-19.

Ma andiamo con ordine. Già nel Protocollo per la ripartenza della scuola in sicurezza, il Comitato Tecnico Scientifico stabiliva che "chiunque entri in Istituto dovrà indossare una mascherina chirurgica", riservandosi ulteriori indicazioni sull'obbligo di dispositivo di protezione individuale per gli studenti.

Nel Verbale 124 della riunione dell'8 novembre 2020, in merito all'articolo 1 comma 9 lettera s) del DPCM 3/11/2020, il Cts confermava l'uso obbligatorio delle mascherine a scuola, per ogni ordine e grado, senza eccezioni correlate al distanziamento. La mascherina deve essere quindi indossata sempre, da chiunque sia presente a scuola, durante la permanenza nei locali scolastici e nelle pertinenze, anche quando gli alunni sono seduti al banco e indipendentemente dalle condizioni di distanza (1 metro tra le rime buccali). Fanno eccezione, "i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina".

Su disposizione del Commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri, ogni giorno vengono fornite a tutti gli istituti scolastici italiani 11 milioni di mascherine di tipo chirurgico da distribuire a tutto il personale e agli studenti. In realtà, in tutta Italia queste mascherine hanno suscitato reazioni e polemiche, come anche dubbi sulla loro efficacia e sulla traspirabilità. Inoltre, una attività di distribuzione così importante manca di un coordinamento con le stesse istituzioni scolastiche, come ci spiega il signor Tarantini.

L'Istituto Comprensivo "Mazzini-De Cesare-Fermi" accoglie una popolazione studentesca che va dalla scuola dell'infanzia alla secondaria di secondo grado, con il Liceo Linguistico. Differenti fasce d'età con, evidentemente, differenti esigenze, a cui si aggiunge tutto il personale scolastico e il corpo docente. Le mascherine assegnate dal Governo dovrebbero, quindi, essere di tipologie diverse, tenendo conto delle diverse fasce d'età e del numero di dispositivi necessari, invece «vengono consegnati quantitativi mai concordati, che variano di spedizione in spedizione, con pacchi spesso anonimi e senza alcun tipo di preavviso sulla consegna» - ci viene spiegato.

«La consegna non avviene in modo costante, non c'è una tempistica di riferimento, e non c'è un quantitativo di dispositivi di protezione proporzionale alle nostre esigenze. A volte riceviamo enormi quantitativi di mascherine per bambini che però dobbiamo distribuire sia agli studenti più grandi (dai 6 anni in su) che ai docenti, che evidentemente non possono utilizzarle. Altre volte, come quest'ultima settimana, ci vengono recapitati quantitativi spropositati di mascherine per adulti troppo grandi che risultano non idonee sia per i più piccoli che per i docenti».

Effettivamente, le ultime mascherine consegnate all'istituto hanno tutta l'aria di essere un grande fazzoletto che copre il viso. «Ci rammarichiamo di distribuire al personale questi dispositivi non utilizzabili. Come istituzione scolastica non ci viene fornito alcun riferimento a cui rivolgerci per segnalazioni e per un adeguato coordinamento. Non sappiamo a chi scrivere, chi chiamare per sollevare la questione».

E quindi come si fa? «Famiglie e docenti provvedono a rifornirsi autonomamente di mascherine chirurgiche». Proprio come indicato da DPCM 3 novembre 2020 che prevedeva la possibilità di utilizzare anche mascherine di comunità, monouso o lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato "idonei a fornire una adeguata barriera e a garantire comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso". Caratteristiche che sembrano venir meno nei dispositivi distribuiti dal Governo nelle scuole.

«L'assegnazione alle scuole di dispositivi di protezione è una importante iniziativa del Governo ma se priva di organizzazione si trasforma solo in un dispendio economico, per lo Stato e per personale e famiglie. Dovremmo, e vorremmo, poter comunicare di quante mascherine per bambini e per adulti abbiamo bisogno quotidianamente, per una distribuzione mirata ed efficiente, che dia la giusta dignità all'iniziativa del Commissario straordinario e al nostro lavoro. Ma a chi?».
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