Saverio Costantino con Checco Zalone
Saverio Costantino con Checco Zalone
Attualità

Tolo tolo visto dagli occhi di Saverio Costantino

La lettura critica dello psicologo e psicoterapeuta di Spinazzola

Elezioni Regionali 2020
Ogni volta che si vede questo film sembra quasi che ci sia sfuggito tanto o, meglio, abbiamo cosi tanti stimoli e luoghi da visitare che è praticamente impossibile farlo con una sola visione. E' un po' come un buon vino, darà il meglio negli anni.

Tanti spunti e tante provocazioni, un mondo guidato dal buon senso apre il cuore ai buoni sentimenti e ai buoni propositi, che spesso si infrangono in tentazioni xenofobe.
Bellissima la suggestione secondo la quale "basta che sei diverso e diventi molto fragile", anche con la pelle bianca in un paese con la pelle nera puo' diventare stigmatizzante.
Soprattutto quando si emigra, o meglio si acquisisce il titolo di immigrato le difese cadono e intorno a noi siamo attaccabili da agenti patogeni come l'indifferenza.

Immigrato e xenofobia, corrono nel tuffo nel passato di quel fascismo cosi ridicolizzato, ma cosi tanto ancora pieno di tratti riconoscibili in alcuni nostri comportamenti.
Quella "candida", come dice Checco, che prende il sopravvento in momenti di difficolta e di stress, e'che in quel momento diventiamo confusi, indifesi e permeabili al peggio.

Tutto ciò che appare spesso non è la realtà; questo film ci mette in quella suggestiva situazione dove rimaniamo sorpresi di come il peggio possa diventare opportunità, andar via per fuggire dove invece poi si trova l'amore, in un mondo cosi diverso.

Spinazzola un paese che è stato segnato dal fenomeno emigratorio, cosi tanto da diventare accogliente dopo aver superato tenui e comprensibili difese.
Vedere il dibattito polarizzato sui contenuti che questo film ha permesso di mettere in discussione non ha prezzo, ha soppiantato la politica sterile, l'inutile contrapposizione e ha permesso a tutti di entrare in un luogo semplice, accessibile a tutti. Con la seduzione della comicità ci si è trovati a visitare anche sotterranei molto inquietanti, da questo qualcuno è scappato e qualcun altro ha invece voluto cogliere la sfida.

Mi ha incuriosito vedere persone che hanno visto lo stesso film eppure raccontare contenuti diversi.

Il campanilismo per il mio paese Spinazzola cede il posto alla gioia di essere identità meridionale in discussione, ma soprattutto di aver ricevuto una iniezione di provocazioni che almeno non ci fanno stare fermi, magari ci rendono orgogliosi di essere imperfetti.

Luca Medici..regista di un avvincente cammino dove ognuno mette se stesso e posa le proprie emozioni su particolari, storie, vissuti emotivi risuonanti; tanti hanno pianto vedendo un film che si preannuncia comico, ma hanno anche riso come succede in momenti drammatici, dove le emozioni cominciano a scorrere in un sali e scendi delle montagne russe.

Una cicogna strabica che segna il destino di persone più fortunate e meno fortunate, ma non lo definisce o la fortuna di un imprenditore spregiudicato, preso da una sterile ricerca di fare affari imitando i tempi e seguendo i flussi. Un vero richiamo al territorio con tutti i suoi limiti e tutti i suoi pregi, dipende dalla prospettiva dalla quale si sceglie di vedere..un po' come il sushi o la salsiccia tipica di Spinazzola,la contrapposizione tra la moda, il vip,il ricco e il semplice, il povero, ma spesso il più buono.

Non so perché ho pianto, mi ha colpito e ho subito capito che era un fenomeno artistico che come un documentario entra, ma nello stesso tempo diverte, indigna e a volte ci contrappone..seppur seduti non ci lascia fermi dentro né indifferenti.
Un uomo vivo che pero' vale per la famiglia più se fosse morto, estinto il segno dei tempi dove il dolore si monettizza e ha un valore anche per chi ci ama da vicino, o che dice di amarci, magari utilzzando i nostri limiti.
Facile ora salire sul carro del vincitore di incassi, di interesse e che ha detto che la sua cultura l'ha formata in un paese che insegna ad arrangiarsi, a mettere più impegno, a superare più disagi..un paese insomma che insegna ad emergere solo se si è forti, non vicini perché la lontananza spesso ci impegna a superarla.

Il confine diventa cerniera tra piu culture, come la Puglia e la Basilicata, la periferia diventa centralità nel territorio murgiano di cui Checco ci ha detto "andatene fieri non perdetevi tra le sirene del commerciale".

Quel bambino che impara a nuotare perché un italiano del sud italia gli dà fiducia prima della mamma che invece l'ha persa...e si, perche' in Africa il concetto di fiducia è diverso dal nostro, da quello occidentale; li' è un concetto di sopravvivenza, mentre il nostro è del superfluo, o meglio nella scala di maslow il bisogno non di nutrimento e protezione, ma di autorelaizzazione..
Il paesaggio, la sana grigliata, l'avventurosa sfida dei luoghi comuni chi non l'ha colto ha solo bisogno di tempo per farlo, i grandi lo sono diventati dopo essere stati considerati piccoli.
L'insight arriverà per tutti e magari anche per i fulminati.

La sua regia una continua provocazione e una scelta di carattere, "riprendo e valorizzo questo o quello, ma decido io e mi assumo la responsabiltà". A Fiorello che gli chiede se continuerà ad essere dietro la macchina da presa nei prossimi anni, lui rispinde con un secco "Non dietro la macchina da presa ma di fianco per non correre il rischio di accuse di sessimo…" .
Ora spero si recuperi non la fama del personaggio, ma il bel messaggio che diventi per noi occasione di crescita perché la comicità deve essere irriverente e per tanto deve essere di provocazione a questo mondo che ormai vive di luoghi comuni.

I fallimenti sono in continuo equilibrio con le alternative, da cogliere e non più coglibili, ma almeno condivisibili come un dato esistenziale tipico del "mal comune mezzo gaudio", intanto l'ironia consente la salvezza dal dramma di una ineluttabilità del destino.

Anche se proveremo a rendere Luca Medici cittadino onorario, la scommessa è non tradire questa opportunità, bensì farla diventare identità, quella identità che solo chi ci vede da una prospettiva esterna può aiutarci a riprenderci con l'orgoglio dei limiti.

Checco Zalone ci insegna la ingenuità paradossale, la apparente superficialità come male dei nostri tempi e con leggerezza crea ponti emotivi con i nostri strati profondi; la realtà non la seziona, la taglia a fette e ne coglie unicamente il senso aspettando che ogni fetta abbia il suo tempo per essere digerita. Bravo Zalone, bravo Luca Medici come regista, questo territorio ti porterà fortuna e pensa che ho metabolizzato quello che mi dicesti " tu si tropp fricchetton per questo territorio…" lui è questo, immediato spontaneo profondo.

Un film da Oscar, la sua fama Luca Medici non la deve a noi, ma alla sua dirompente e geniale provocazione, con la speranza che ci lasci il riscatto del cambiamento, conservando l'identità delle origini, quel sottile gioco che noi psicologi definiamo una sana differenziazione, quando abbiamo compiuto altrettanta sana appartenenza.
  • Checco Zalone
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