Rosa Bruno a Londra
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Una spinazzolese nel mondo: Rosa Bruno, l'esperta multilingue per la Apple a Londra

«L'esperienza di studio all'estero con Intercultura fra i fiori all'occhiello del mio curriculum»

Ha iniziato a viaggiare all'età di 16 anni e si è fermata solo negli ultimi mesi, da quando il suo curriculum l'ha portata a lavorare a Londra come Communication Specialist multilingue per la Apple. Lei è Rosa Bruno, una giovanissima spinazzolese che dice di dovere molto all'esperienza di studio all'estero con Intercultura che, otto anni fa, le ha cambiato la vita.

Rosa è infatti partita per la prima volta da Spinazzola nel 2012 alla volta di Fortaleza, in Brasile, per partecipare al programma di scambio culturale semestrale offerto da Intercultura. Allora era una studentessa del Liceo Linguistico di Spinazzola, poi, dopo la maturità, si è iscritta alla facoltà di Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Interculturale, presso l'Università di Bergamo, studiando russo, inglese e tedesco, con la conoscenza pregressa del francese e del portoghese. E di esperienze all'estero ne ha fatte tante, come il periodo di Erasmus in Lettonia.

Adesso vive a Londra da due mesi e da circa un mese lavora in un'azienda di fama internazionale. «Nonostante siano passati già 8 anni, devo ammettere che l'esperienza in Brasile é ancora un fiore all'occhiello del mio curriculum. Mentre facevo colloqui per lavoro qui nel Regno Unito, i recruiters restavano impressionati dal fatto che, a soli 16 anni, avessi fatto una lunga esperienza oltreoceano» - dichiara Rosa, che confida: «Credo che la conoscenza delle lingue e le esperienze all'estero, a partire da quella con Intercultura nel 2012, mi abbiano permesso di posizionarmi prima di altri candidati per questa posizione».

E allora, visto che tutto è iniziato nel 2012, le abbiamo chiesto di raccontarci proprio del momento che ha cambiato la sua vita.

Come hai conosciuto il programma e perché hai deciso di partire?
Ho conosciuto Intercultura a scuola. Pur vivendo in un paesino piccolo come Spinazzola, che spesso si pensa non offra molte opportunità ai giovani, ci sono stati tanti ragazzi che sono partiti e che sono stati ospitati nella nostra piccola comunità grazie alla presenza di Intercultura. Ricordo quando partecipai al concorso, il mio obiettivo era semplicemente partire, indipendentemente dalla destinazione. Avevo il desiderio di scoprire il nuovo, di viaggiare non da turista, di vivere come gli abitanti del posto.

E com'è stato vivere per sei mesi in Brasile?
Non dico che sia stato facile, anzi, all'inizio é davvero difficile: una nuova famiglia, una nuova casa, una nuova scuola, nuovi amici, nuove abitudini. Tutto nuovo, tutto diverso e tutto strano. Richiede molta fatica abituarsi, poi con il passare del tempo, quel "diverso" iniziale comincia a diventare tuo. Quella lingua che non capivi e non parlavi, diventa la lingua con cui comunichi senza pensare alle regole grammaticali e addirittura la lingua con cui sogni. La famiglia che chiamavi "famiglia ospitante" diventa la tua famiglia brasiliana e ancora oggi, dopo 8 anni, quando sento la mia mamma brasiliana, la chiamo "mamma".

Cosa ti ha insegnato l'esperienza all'estero a 16 anni?
Credo che le principali caratteristiche che ho avuto modo di sviluppare durante il mio periodo all'estero riguardano una maggiore apertura verso l'altro e un alto spirito di adattamento. Non va dimenticato, infatti, che si tratta soprattutto di un'esperienza di crescita e non semplicemente di un viaggio o dell'apprendimento di una lingua straniera.
Viviamo in un mondo altamente globalizzato: iniziare a viaggiare a 16 anni é sicuramente un investimento per il futuro, un incentivo a saper vivere in maniera autonoma e indipendente, una prova per allenarsi a cavarsela da soli e a sperimentare il proprio spirito di adattamento.

La prima cosa che è cambiata al tuo ritorno in Italia?
Dopo il mio rientro dal Brasile ho deciso di aiutare l'associazione che mi aveva dato la possibilità di vivere un'esperienza unica diventando volontaria. Ed ogni volta che si accompagna un gruppo in aeroporto o che si fa formazione ad altri ragazzi, ci si ricorda sempre quale è stato il proprio punto di partenza. Purtroppo stiamo vivendo una situazione complicata relativa all'emergenza Covid, ma sono sicura che, nonostante i periodi difficili, la vita debba andare avanti. E Intercultura si adatta ai cambiamenti ma non si ferma mai nel portare avanti la sua "mission".

Quindi la tua esperienza con Intercultura non è mai finita?
Credo assolutamente che l'esperienza Intercultura abbia un inizio, ma sono certa del fatto che non abbia mai fine. Partire è il primo passo per aprirsi al mondo, ma il viaggio con Intercultura continua anche dopo l'esperienza, nella vita di ogni giorno: a scuola, con gli amici, nelle scelte future. Fino a quando non si vive un'esperienza del genere in prima persona, non si ha la stessa percezione delle cose.
3 fotoRosa Bruno una spinazzolese nel mondo
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